Quella che una volta si chiamava bocciatura …

 

 

Quella che una volta si chiamava bocciatura …

        Quella che, una volta, si chiamava bocciatura e che , adesso , si denomina non ammissione alla classe successiva, diventa sempre più rara anche come metodo di correzione dei comportamenti . Tant’è che “solo 1835 allievi su quasi due milioni di iscritti dal primo al quarto anno delle superiori sono stati respinti per cattivo comportamento […] nonostante gli episodi di bullismo e violenza , complice la diffusione dei video sui social, guadagnino sempre più spazio sui mezzi di comunicazione “ ( Alex Coriazzoli Il fatto quotidiano ).

E’ vero che la bocciatura è sempre una misura estrema che va adottata solo dopo attenta e responsabile riflessione , ma è anche vero che capita spesso che al momento di assumere questa decisione il Consiglio di classe si mostri non così sicuro , si mostri , invece, così transigente da capovolgere i voti proposti e non solo per insistenza di quei dirigenti ( e non sono pochi ) che notoriamente , per difesa d’ufficio , sono refrattari a questo risultato .

Durante gli scrutini finali , le discussioni , a volte , diventano interminabili , si fa ricorso a tutta una serie di considerazioni di varia natura ( famigliare, psicologica, sociologica, patologica).

Non si può negare  che la non promozione è un fallimento ,anche per chi ha insegnato , ma bisogna ,tuttavia, considerare che può essere un’occasione per crescere, un “ NO “che costringe a fare i conti con se stessi ,con il proprio agire ,con le proprie attitudini ; può permettere di percorrere , con successo , un’altra strada scolastica o no, costringe a considerare la necessaria fatica dello studio, sì perché lo studio è fatica ed è stupido negarla questa fatica come , spesso demagogicamente , in questi anni , si è predicato .

La non ammissione viene considerata una umiliazione, una vergogna dai genitori che per evitarla sono spesso disposti a giocare tutte le carte . Adesso sono disposti ad usare oltre agli insulti anche le mani …

Viene considerata una tragedia dagli studenti emotivamente più fragili e impreparati da anni di SI’ parentali ad affrontare un ostacolo , un ostacolo che può essere solo momentaneo , per diventare poi, come si diceva prima , una occasione da valorizzare…

E noi insegnanti siamo consapevoli che , a volte, la tragedia diventa veramente tale …così che non ci sorprende se

Il comitato di volontariato Osservatorio Antiplagio, in concomitanza con la fine degli scrutini e la pubblicazione dei risultati, ha predisposto un “decalogo” affinché un insuccesso scolastico non si trasformi in tragedia, come quasi ogni anno la cronaca ci racconta. Da tempo, infatti, la prevenzione impegna genitori, autorità e istituzioni, considerato che il suicidio è una delle prime 5 cause di mortalità tra i 15 e i 19 anni.Purtroppo è un fenomeno in crescita anche nella fascia d’età tra i 12 ed i 14 anni: vuoi, appunto, per un risultato scolastico negativo; vuoi per gli atti di bullismo; vuoi per le legittime aspettative e speranze giovanili deluse. Se uno studente non promosso pensa di compiere un gesto estremo, dovremmo insegnargli il rispetto e il valore della vita, per imparare a fare tesoro dagli errori commessi e migliorarsi.
L’esistenza spaventa i nostri ragazzi: la frustrazione, la bruttezza, la prevaricazione, la derisione, ecc. non sono ammesse e non sono assenti nella società in cui viviamo. E la spiegazione dei gesti estremi spesso risiede in questi disagi.
Vediamo dunque:

Come accettare un anno scolastico sfavorevole

1) La scuola dovrebbe sempre informare preventivamente la famiglia. Nessuno deve trovarsi impreparato di fronte a un evento che può essere gestito con buon senso.

2) Lo studente che dopo una bocciatura tenta il suicidio, forse ritiene che non esista una soluzione. Perdere un anno, invece, non è questione di vita o di morte. Lo scarso rendimento può dipendere da crisi adolescenziali, familiari, innamoramenti, disagi psicologici, ecc. La bocciatura non è una sentenza, ma un’occasione per capire cosa non ha funzionato e imparare a reagire.

3) Spesso chi viene bocciato ha paura e vergogna dei genitori, più che dell’insuccesso o della competizione. Se compie gesti eclatanti è spinto da tali emozioni. Quando i genitori sono pretenziosi, lo fanno per motivare i figli; ma nel momento in cui apprendono che non ce l’hanno fatta, sappiano comportarsi di conseguenza, proprio per evitare reazioni inconsulte.

4) Se la bocciatura dovesse essere una sorpresa, significa non solo che lo studente si è illuso, ma anche che il rapporto della famiglia con gli insegnanti è stato troppo sporadico.

5) Molti genitori considerano il risultato scolastico dei figli una questione personale, attribuendogli un significato che non ha; e il fallimento di un ragazzo diventa il loro fallimento. Le recenti reazioni spropositate e violente di qualcuno contro gli insegnanti lo dimostrano.

6) La scuola è un incontro di 3 componenti: docenti, allievi, famiglie. I genitori spesso si rifiutano di parlare del carattere dei figli con i professori, come se fosse un’invasione di campo; tale collaborazione invece li aiuterebbe a capire meglio i propri ragazzi. Ma anche gli insegnanti, a volte, ritengono un’invasione di campo la presenza dei genitori a scuola.

7) Una bocciatura dipende sia dai mezzi dello studente, che dalle strutture a sua disposizione. Se queste due realtà non si incontrano, la responsabilità non può essere unilaterale.

8) Se una bocciatura è in grado di cancellare ogni speranza, viene da pensare che l’alunno non creda in sé stesso. La fiducia nei propri mezzi e l’autostima, in realtà, non coincidono con le abilità scolastiche. La scuola non è un test d’intelligenza.

9) Non bisogna mai dimenticare che prima che giudici, calciatori, meccanici, insegnanti ecc. si nasce uomini, e ci si comporta da uomini. Gli uomini sanno perdere e vincere, sanno cadere e rialzarsi. Tra i banchi scolastici lo studente impara a conoscere i propri punti di forza e di debolezza, che dovrà poi gestire nella vita.

10) Un risultato negativo è solo un imprevisto: in quel momento lo studente non era preparato in alcune materie, tutto qui. Gli esempi di scienziati e personaggi eccellenti non mancano, uno per tutti Einstein: fu bocciato in matematica a 7 anni e poi non venne ammesso alle superiori per insufficienza in tutte le materie, tranne che in matematica.” Da Tecnicadellascuola “

Però noi insegnanti , tante volte deprezzati, anche dileggiati da campagne stampa, tante volte disistimati dall’Amministrazione, tante volte dichiarati fannulloni , una volta espletate tutte le varie fasi preliminari di competenza che si evincono dal decalogo , non dobbiamo   rinunciare a valutare responsabilmente , coerentemente ,ma anche severamente per il bene degli studenti , per quelli meritevoli e per quelli non meritevoli.

E’ anche attraverso questa assunzione di responsabilità , questa coerenza, questa severità che “non si fa tacere” , anche di fronte alle minacce o alla violenza che si realizza pienamente il diritto allo studio, non il facile e spesso frainteso diritto al “successo formativo scolastico” garantito a tutti costi.

         “Bisogna insegnare anche questo, altrimenti non si è nè “buoni” né “cattivi”, ma inadeguati. A quel punto bisognerebbe bocciare se stessi.”

FGU GildaLiguria

 

       

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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