Cattedra. Rispetto e vilipendio

di Gabriele Boselli.

Il rispetto della cattedra sta indebolendosi, in forme ora sistemiche e dissimulate (SNV) ora private e clamorose (episodi di violenza). Ciò in parte per le campagne mediatiche di discredito che ne hanno compromesso il prestigio e l’autorità, in parte per l’attenuarsi della capacità della scuola di essere cosciente del proprio valore e delle proprie responsabilità e di mostrare a tutti qualcosa in cui sperare e ai pochi che ne hanno bisogno qualcosa da temere.

Dobbiamo reagire e proagire, essere cattedra: questa non è imposizione di un potere precostituito ma il rappresentare con la preparazione generale e disciplinare, con l’esempio, con lezioni autenticamente ex cathedra e l’attenzione alle persone una forma visibile di  auctoritas ovvero del far parte di coloro che insegnano ai ragazzi la via per essere autenticamente autori della propria vita.

 

  1. La cattedra che siamo, pur non riconosciuti

 

Riconosciuti o no, rispettati o vilipesi, siamo comunque cattedra. In un articolo sul Corriere della sera del 12 giugno Galli della Loggia propone di porre la cattedra su di un predellino: non si tratta solo di rendersi visibili e meglio ascoltabili ma di far intendere anche con la prossemica l’asimmetria degli status e dei ruoli, nonché quella dei saperi. Si tratta di essere e di farsi rispettare appieno come Maestri, ovvero persone di cultura che amano studiare e che per vivere hanno scelto questo lavoro. Il Maestro e’ persona che ha una solida cultura generale, si è formato su una disciplina, ne è divenuto corpus e aiuta a conoscerla; è una persona che prende responsabilmente parte alla storia e all’epoca, aperta all’altro nella varietà dei suoi volti.

Chi siede degnamente in cattedra, insegnante o dirigente o ispettore che sia, è…

….soggetto del pensare

Tiene cattedra chi detiene autonomia intellettuale, morale ed estetica (Kant). E’ costruttivo e creativo di pensiero. Contrastando la standardizzazione del pensiero e dell’esistenza, si realizza come autore di esplicitazione all’altro di un’apertura più ampia sulle condizioni e le possibilità, di orientamento a trovare il senso iscritto nel nucleo della propria identità di accesso al sapere.

Porta in dono un sapere rigorosamente e filologicamente studiato e fedelmente ricostruito quanto personalmente frequentato, ripensato,  reinventato.

.…soggetto dell’aver cura

Insegnare è espressione dell’ “esser-presso” (presso i libri, i laboratori, i colleghi, gli allievi) e prevede innanzitutto l’accogliersi, l’approvarsi, il riconoscersi come soggetto, come co-autore di un campo di eventi intenzionalizzato, di storie improgrammabili. E’ poi offrire la propria asimmetrica, orientante  compagnia per un’ampia frazione di esistenza. E’ offerta ex cathedra relazionalmente ricca di un campo di avventure impegnativo, non protetto dal rischio cognitivo e dalle incognite del Novum.

….evocatore di relazioni educanti

Chi siede in cattedra o parla e ascolta girando fra i banchi  aiuta a  conoscere per poter pienamente essere in quanto essere-a, qui, ora, con me/noi, in questo frammento di storia nella multipreposizionalità degli esistenti concreti (Heidegger). Offre non certezze ma sicurezza, insieme a (plurali) indicazioni di senso.

…..guida

Chi tiene autenticamente una cattedra è protagonista di un cammino continuo verso il Novum, sia sul piano umano che culturale. Il suo percorso é in gran parte frutto  di autocoscienza, ma anche di impegno, dialogo, dialettica (Gentile); cerca di portare all’intelligenza delle destinazioni. Tiene cattedra chi abbia davvero qualcosa da dire e da dare.

 

…. orgoglioso ma insoddisfatto    Chi tiene cattedra è orgoglioso ma insoddisfatto del proprio sapere; ha sete di conoscenze e continua a interrogarsi su come meglio risistemare le proprie per offrirle ai docenti o agli alunni.

 

…sicuro ma incerto    Il sapere va non solo esposto ma interrogato (va inquisito l’ordine precostituito delle conoscenza) e inter-rogato (dialetticamente cercato fra noi e gli altri, nel tempo e nel luogo in cui ci si ritrova). Le domande non mirino a verificare la corrispondenza delle conoscenze individuali con perenni statuti disciplinari ma a cercare meglio la verità tra i fenomeni.

 

  1. Strutture del non-rispetto

 

Questo appena descritto è –nei vari status- chi sta in cattedra. A tale ideal-tipo di docente-dirigente/Maestro si oppongono le strutture individuali o politicamente sostenute del non-rispetto, strutture che agiscono nell’impunità anche perché esiste il reato di vilipendio della magistratura ma non quello di vilipendio del magistero. Si salvano i docenti e i dirigenti senza infamia e senza lode, obbedienti agli alunni e ossequienti ai superiori. Si salvano quelli che allenano a compilare bene i test INVALSI, quelli che non dicono mai niente di scientificamente fondato, gli insegnanti e i dirigenti non-Maestri. In cosa potrebbero essere attaccati se non sono che il nulla?

 

Forme individuali del vilipendio

Le forme di offesa a docenti e dirigenti praticate nelle scuole da troppi alunni e qualche adulto sono le più varie: si va dal trafficare ostentatamente con il telefonino mentre il professore parla, agli insulti, agli accoltellamenti e alla denuncia penale per diffamazione verso i docenti che mettono note disciplinari sul registro. La mancanza di deterrenti credibili indurrà gli studenti peggiori a ulteriori mortificazioni verso gli studenti più inermi o verso chi pratica seriamente il mestiere bellissimo ma spesso ingrato dell’insegnare.

Da quando la teoria del controllo disciplinare è passata dalla pedagogia alla psicologia il comportamento irresponsabile e violento trova sempre, più ancora che spiegazioni, giustificazioni.

 

Forme collettive di vilipendio

Oggi sono attuate principalmente attraverso il sistema nazionale di valutazione (o vilipendio, la sigla è la stessa, SNV);  questo non rispetta i Maestri (docenti o dirigenti o ispettori che siano e che abbiano qualcosa di proprio da dire) né gli alunni dal pensiero non normalizzato, non convergente, originale. A figurare male sugli schermi INVALSI sono i docenti e i dirigenti qui illustrati nel § 1: i dirigenti che non hanno compilato gli schemini del portfolio o che analizzano e interpretano criticamente le circolari ministeriali, che trascurano i libri per dedicarsi alle pratiche INVALSI, che si relazionano più con le persone che con le carte, che non conducono ma guidano, che non si circondano di yes man, che non predicano tecnocertezze in ogni campo.

Il SNV mortifica i Maestri che tengono ai libri e alle persone più che alle pratiche di compilazione della sua sterile e sterilizzante modulistica.

 



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