L’emergenza degli insegnanti di sostegno continua: uno su tre cambia ogni anno

da Il Sole 24 Ore   di Eugenio Bruno

C’è un’emergenza nell’emergenza con cui la scuola italiana deve fare i conti. Ed è la girandola degli insegnanti di sostegno. Nonostante le stabilizzazioni massicce, avviate dal decreto Carrozza del 2013 e proseguite nel 2015 con la Buona Scuola, più di un docente su tre cambia incarico ogni anno. Con buona pace della continuità didattica che, nel caso di uno studente diversamente abile, è doppiamente importante. Un tema su cui ha acceso un faro di recente anche la Corte dei conti. E che il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, ha ben presente.

Andiamo con ordine. Nella relazione sugli «interventi per la didattica a favore degli alunni con disabilità e bisogni educativi speciali», pubblicata la settimana scorsa, i magistrati contabili hanno evidenziato la farraginosità della normativa, che ripartisce le competenze tra cinque livelli (comunitario, nazionale, regionale, comunale, di istituto), e la frammentarietà dei finanziamenti. A fronte di una spesa mobilitata notevole, se è vero che solo per le supplenze l’ultimo dato utile parla di 900 milioni totali.

Veniamo così a un’altra nota dolente. A fronte di 254mila studenti con disabilità abbiamo 139mila professori di sostegno. Di cui neanche 88mila di ruolo e 51 mila a tempo determinato, inclusi i circa 40mila «in deroga» che vengono attivati sulle ore aggiuntive rispetto al tetto nazionale di un prof ogni due studenti o su ordine dei giudici. Ma c’è una complicazione ulteriore: abbiamo ancora tanti precari, ma pochi sul sostegno. Anche perché questo canale è stato spesso usato per accedere al posto fisso e poi spostarsi sulle cattedre ordinarie. Risultato: il vortice di supplenti non si ferma, a volte anche privi di specializzazione.

Il ministro Bussetti sta già studiando le prime contromisure. Oltre ad aver chiesto la stabilizzazione di 13mila docenti di sostegno e dichiarato di voler bandire un nuovo ciclo di 5mila Tirocini formativi attivi (Tfa), ha riaperto il dossier sull’attuazione del decreto legislativo 66/2017 arrivato con la Buona Scuola. «In poche settimane – spiega – abbiamo portato avanti un lavoro che non è stato attuato dal governo precedente per molti mesi». Dei dieci decreti attesi entro novembre ne erano arrivati solo due (Osservatorio e Gruppo di lavoro interistituzionale regionale). Ne restavano otto e Bussetti ne ha messi a punto già cinque: profili professionali del personale destinato all’assistenza per autonomia e comunicazione; formazione iniziale nell’infanzia e nella primaria; definizione degli indicatori per la valutazione chiesti dall’Invalsi; piano per l’inclusione; continuità didattica.

Per assicurare quest’ultima, ricordano dal Miur, un primo tassello è arrivato con l’accordo sulla mobilità: l’assegnazione provvisoria sul sostegno può essere richiesta anche dai docenti non specializzati, purché stiano per concluderla o abbiano già prestato un anno di servizio su quei posti. In attesa delle supplenze pluriennali su richiesta delle famiglie: la delega della Buona Scuola le prevede, ma i sindacati si sono messi di traverso. E chissà se le concessioni finora accordate su chiamata diretta e merito non aiutino il ministro nella buona riuscita trattativa.