Def, scordiamoci il rinnovo del contratto e si rischiano tagli alla scuola


Sul tema del rinnovo del nostro contrattto, al di là delle dichiarazioni di principio del ministro dell’Istruzione finora non siamo andati. E visto che l’ultimo, entrato in vigore ad aprile, scade il prossimo 31 dicembre – e visto che finora non sono calendarizzati incontri su questo tema non conviene farsi illusioni.

Alcuni segnali fanno pensare piuttosto male al riguardo. L’ex ministro viceministro all’Economia Stefano Fassina – ex Pd ora fa parte di LeU lancia il seguente allarme: “Nella bozza del PNR, il Piano Nazionale di Riforme, che accompagna la Nota di Aggiornamento al Def nella Tavola V.1 è contenuta per il 2019 una raccomandazione devastante sul piano sociale e recessiva sul piano macroeconomico: 0.1% di crescita nominale della spesa pubblica primaria netta”.

Un obiettivo che era stato indicato dal Ministro Tria durante un’audizione parlamentare il 3 luglio scorso. Fassina aggiunge poi una spiegazione “per i non addetti ai lavori”: “vuol dire che, a bocce ferme, ossia senza attuare nulla del Contratto di Governo, si taglia la spesa, escluse le uscite per interessi, di circa 5 miliardi per il prossimo anno. Questo significa che per dedicare risorse al cosiddetto reddito e pensione di cittadinanza e a ‘Quota 100’ si fanno ulteriori tagli su sanità, scuola, assistenza, pensioni, lavoratori pubblici, investimenti. A tali tagli si aggiungono” poi quelli “per l’avvio della cosiddetta flat tax”.

Vale la pena non sottovalutare l’allarme lanciato da Fassina visto il solido background economico di questo esponente politico: ha una laurea in economia alla Bocconi, è stato consigliere economico del Ministero delle Finanze, ha lavorato al dipartimento Affari economici della presidenza del Consiglio e come economista al Fondo monetario internazionale.



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