Tagli alla scuola, Di Maio ed il Def


Il vicepremier Luigi Di Maio ha scritto su Facebook che “non ci sarà un solo centesimo tagliato al mondo della scuola né a quello dell’università”. E ancora”nel Def abbiamo scongiurato il calo di retribuzione previsto dal vecchio governo individuando i fondi necessari affinché questa riduzione non ci fosse”. Il calo della retribuzione a cui fa riferimento riguarda gli insegnanti con minor anzianità di servizio, che potrebbero perdere, dal prossimo anno, circa  20 euro al mese – più o meno un quarto dell’aumento che avevano ottenuto nel 2018.

Il leader pentastellato conclude affermando che “La qualità della scuola passa anche dalla qualità della vita degli insegnanti e non ci sogneremmo mai di fare cassa su di loro come hanno fatto in passato”. Quello che raccontano le cifre contenute nella nota di aggiornamento del Def è una realtà un po’ diversa. Come vi avevamo già scritto in altra occasione, prevede che i redditi da lavoro dipendente della pubblica amministrazione si ridurranno dello 0,4% in media nel biennio 2020-2021. Detto in altre parole ci sarà un risparmio pari ad oltre un miliardo di euro per tutto il settore pubblico  e di almeno 300 milioni per quel che riguarda unicamente la scuola.

Un risparmio che secondo i tecnici sarebbe dovuto soprattutto dall’uscita di personale anziano che verrà sostituito da persone più giovani – e meno onerose per le casse dello Stato. Qualche sindacato di base denuncia che i nostri stipendi verranno tagliati – ma non ci sono per ora elementi per convalidare questa ipotesi.

Del resto ci sono già abbastanza motivi per esprimere giudizi sull’operato del governo Conte: nel Def non c’è traccia delle risorse necessarie per rinnovare il contratto fino al 2021, e al di là delle dichiarazioni di principio, non è chiaro dove verranno presi i 6,9 miliardi di tagli alla spesa annunciati.



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