Quale effetto ha lo spread sulla vita di un insegnante?


Lo spread di cui tanto si parla in questi giorni è la differenza tra il tasso di interesse dei titoli di Stato italiani decennali e quello dei corrispondenti titoli di Stato tedeschi. Uno spread superiore ai 300 punti significa che lo Stato deve pagare di più – ovvero offrire rendimenti più elevati – per piazzare i propri titoli di Stato di nuova emissione.

Cosa cambia per noi? Se lo spread si mantiene a questi livelli, costerà di più indebitarsi. Già ora si può assistere ad un peggioramento delle condizioni per chi chiede soldi ad una banca, perché lo spread tra Btp e Bund finisce per impattare sui costi di raccolta degli istituti di credito italiani italiani – e quindi il loro aumento dei costi finirebbe per far aumentare il costo del nuovo mutuo/prestito.

Questo aumento di costo per i nuovi mutuatari non riguarderebbe il tasso di interesse di riferimento del mutuo, ma il tasso finale che chi richiede il mutuo finirebbe per pagare.

Questa stretta sui servizi bancari finirebbe per avere un effetto depressivo sull’economia, che si andrebbe ad aggiungere al fatto che il bilancio pubblico dovrebbe destinare più soldi a pagare gli interessi sui propri titoli – un effetto depressivo che finirebbe per compensare se non cancellare l’effetto espansivo della manovra.

Lo spread ha anche un altro effetto negativo per noi insegnanti. Se lo Stato deve pagare più interessi per Bot, Btp e Cct – il governatore di Bankitalia Ignazio Visco ha sottolineato che ai livelli attuali, con lo spread che è aumentato da maggio di 200 punti base, il debito nel 2019 costerà 5 miliardi in più -, potrebbe avere meno soldi per i futuri rinnovi contrattuali del pubblico impiego.



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