Gli aumenti con il nuovo contratto potrebbero essere ancora più miseri

Ormai quasi tutti voi saprete della proposta di rinnovo contrattuale del governo Conte. La proposta è di un’aumento annuale medio che dovrebbe passare, in media, dai 23 euro lordi del 2019 ai 38 del 2021. Poco più di una mancetta che ha fatto indignare tanti docenti.

Ma al peggio non c’è mai fine, perché il governo pentaleghista non ha considerato il bonus Renzi, gli 80 euro di cui possono godere i dipendenti pubblici e privati con meno di 24.600 euro di stipendio lordo – mentre chi ha un salario tra 24.600 e 26.600 euro ne usufruisce in modo proporzionale.

A chi già oggi non usufruisce del bonus, un’eventuale rinnovo del contratto, porterà la mancetta di cui abbiamo scritto all’inizio del post. Chi ha uno stipendio più basso invece potrebbe essere beffato due volte: il micro-aumento dello stipendio potrebbe ridurre se non cancellare il bonus Renzi. Per esempio se si guadagnano 24.600 euro e con il nuovo contratto si ottiene un aumento di 400 euro, si verificherà parallelamente un taglio del bonus di 192 euro.

Per evitare una situazione simile, nella scorsa legge di bilancio era stata introdotta una norma per aumentare il tetto massimo del bonus da 26.000 a 26.600 euro. Quest’anno però, nessuno ha previsto niente di simile.



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