La Gilda chiama alla mobilitazione per contrastare regionalizzazione della scuola

La Gilda degli insegnanti chiama tutti i docenti alla massima mobilitazione per contrastare ogni progetto di autonomia differenziata regionale che porti alla distruzione del sistema nazionale di istruzione.

La Gilda ritiene , infatti, che siano da combattere i progetti di autonomia differenziata , così come presentati da Veneto e Lombardia e anche dall’Emilia Romagna , poiché segnano un ulteriore scardinamento del ruolo istituzionale e costituzionale  della scuola pubblica statale.

La Gilda degli insegnanti è da sempre convinta che la scuola pubblica statale sia e debba rimanere ISTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA e non servizio a favore di utenti o clienti , anche territorialmente diversificati.

Le allieve e gli allievi che frequentano la scuola statale sono in primis CITTADINI ITALIANI portatori di diritti e doveri e la scuola ha il compito di dare loro gli strumenti e le conoscenze che sono essenziali per svilupparne e valorizzarne le capacità.

Non si tratta di trasmettere quelle competenze tanto decantate, che sembrano curvate sulle richieste del mercato e che risultano di per se stesse in rapida obsolescenza. Le competenze importanti nascono dallo studio, dalla conoscenza e dai saperi.

Crediamo che tornare a parlare di ” programmi di studio nazionali ” o

” saperi essenziali nazionali ” superando le logiche delle  astratte ” indicazioni nazionali “, sia una battaglia fa intraprendere.

In quanto ISTTUZIONE , la scuola statale deve dare a tutte le allieve e a tutti gli allievi parità sostanziali di diritti e opportunità senza discriminazioni di censo, territorio e etnia. Tale compito non può essere demandato a progetti educativi gestiti a livelli locali.

Il richiamo fondamentale resta l’ art. 3 della Costituzione con particolare riferimento al comma secondo, laddove si dice” E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che , limitando di fatto la libertà e l’ uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’ effettiva partecipazione di tutti i lavoratori

all’ organizzazione politica, economica e sociale del Paese “.

Il progetto di autonomia differenziata, al contrario , sembra voler accentuare le diversità territoriali, sociali ed economiche presenti nel nostro Paese, attraverso una gestione della fiscalità generale che rischierebbe di privilegiare  gli interessi di cittadini che senza meriti o colpe vivono in alcuni territori piuttosto che in altri.

Le richieste di autonomia differenziata e di regionalizzazione delle istituzioni scolastiche risultano particolarmente pericolose e inaccettabili perché accentuerebbero la diversità di opportunità formative, già posta in essere dall’ autonomia scolastica offerte alle allieve e agli allievi della scuola italiana.

Non è un caso che sia il Veneto sia la Lombardia intendano non solo regionalizzare il personale della scuola statale e gli uffici territoriali del MIUR, ma da subito farlo con i dirigenti scolastici, che diventerebbero così emanazione diretta delle scelte amministrative e politiche regionali.

Si ripropongono nel contempo di riformare gli organi collegiali dando maggiori poteri alla dirigenza scolastica e al territorio inteso come ente locale e all’ utenza ( famiglie e studenti ).

L’autonomia scolastica , basata sul rafforzamento dirigenziale, sta limitando di fatto la libertà di insegnamento, sancita dall’ art. 33 della Costituzione. Le interferenze del potere locale potrebbero ulteriormente limitarla e ciò sarebbe assolutamente intollerabile.

 

 



Condividi!

Facebook