Permessi retribuiti, tribunale condanna Dirigente a Velletri

Con la sentenza n. 378 del 2019, il tribunale del lavoro di Velletri condanna una Dirigente scolastica a pagare le spese della lite ed annulla i provvedimenti disciplinare che questa aveva preso.

Cosa ero successo? Un dirigente aveva negato i permessi retribuiti per motivi personali e familiari ad un docente. L’insegnate aveva ignorato questo diniego e successivamente era stata sanzionato disciplinarmente dalla stessa dirigente.

Nelle motivazioni della sentenza, viene indicato che i permessi personali e familiari vengono regolati dall’articolo 15, comma 2, del CCNL scuola 2006/2009 (rimasto in vigore ai sensi dell’art.1, comma 10, del CCNL scuola 2016-2018), e non richiedono autorizzazione da parte del dirigente scolastico. Si possono chiedere a questo fine 3 giorni più altri sei – che in questo caso verrebbero fruiti con questa forma e non come ferie.

Il docente può esplicitare la motivazione della richiesta di permesso retribuito – ma può anche dare una motivazione generica per tutelare la propria riservatezza. Per quello che abbiamo scritto prima, il giudice monocratico ha deciso di annullare, per l’evidente illegittimità, sia la sanzione disciplinare che l’accertamento di ingiustificata assenza nei giorni di permesso usufruiti dal docente.



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