Ricostruzione di carriera, per la Cassazione vale tutto il periodo preruolo

La Corte di Cassazione – esattamente la IV sezione lavoro – il 28 novembre ha emesso una doppia sentenza – la n. 31149 e n. 31150 – che pone fine ad una lunga battaglia giudiziaria iniziata alla metà degli anni Novanta e mette mano al punto più contestato della ricostruzione di carriera.

La ricostruzione di carriera, per chi non lo sa, serve per far valutare il servizio svolto da un insegnante prima di entrare in ruolo, e serve per determinare l’anzianità di carriera – e quindi inserirlo nell’adeguata fascia stipendiale – in base al contratto collettivo. Finora lo Stato valutava interamente il servizio preruolo solo per i primi quattro anni, mentre per quelli successivi il servizio viene valutato solo per i 2/3.

La prima delle due sentenze stabilisce che l’articolo 485 del d.lgs. n. 297 del 1994  – “Al personale docente delle scuole di istruzione secondaria ed artistica, il servizio prestato presso le predette scuole statali e pareggiate, comprese quelle all’estero, in qualità di docente non di ruolo, è riconosciuto come servizio di ruolo, ai fini giuridici ed economici, per intero per i primi quattro anni e per i due terzi del periodo eventualmente eccedente” -, visto che  determina un’anzianità inferiore a quella riconoscibile al docente comparabile assunto a tempo indeterminato, “si pone in contrasto con la clausola 4 dell’Accordo quadro allegato alla direttiva n. 99/70/CEE e va pertanto disapplicato”.

La seconda sentenza stabilisce lo stesso principio per quanto riguarda l’articolo 569 del d.lgs. n. 297 del 1994 – l’articolo che norma la ricostruzione di carriera per gli Ata. Vale la pena di ricordare che per determinare l’anzianità di ruolo vanno considerati i servizi svolti per più di 180 giorni – oppure quelli svolti senza interruzioni tra il primo di febbraio ed il termine dell’anno scolastico.

Questo passaggio potrebbe portare molti insegnanti di ruolo a passare da un “gradone”, con aumenti lordi medi attorno agli 80-100 euro. In tempi di magra non si tratta di poco.



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